Ultima modifica: 17 dicembre 2014

Chi era Antonio Bruni

Foto del timbro della società di lettura popolare

Tibro della “Società di Lettura Popolare”

Di Antonio Bruni non sono arrivati fino a noi né ritratti né fotografie; a raffigurarlo degnamente sarà dunque il timbro di quella “Società per la lettura popolare” che fu la realizzazione precoce della sua missione di educatore. Canonica la sua nascita pratese, in una famiglia modesta di berrettai e tessitori; il giovane Bruni però mostrò presto un’inclinazione agli studi che lo condusse fino ad una laurea in legge a Pisa a 19 anni. Ma il suo destino non era l’avvocatura. Nel 1861, un anno prima di laurearsi, quindi diciottenne, aveva fondato con otto amici a Prato la biblioteca popolare circolante, la prima in Italia, modellata sugli esempi già attivi da alcuni anni nei paesi anglosassoni e in Germania. La diffusione della “buona” cultura – da quella tecnico-economica a quella letteraria, da quella civile e politica a quella storica e morale – era, in senso manzoniano, ciò che è capace di «illuminare e perfezionare» il popolo (senza magari accenderne troppo le passioni, soprattutto quelle politiche).
Con una battuta fulminante, Bruni amava dire che nella guerra del ’66, la terza d’indipendenza, se la Prussia ci aveva regalato il Veneto battendo gli Austriaci, ciò era dovuto anche alla diffusione di cultura nel popolo prussiano per merito delle biblioteche circolanti.
Anche l’Eroe dei Due Mondi scrisse da Caprera a Bruni parole di elogio e di incoraggiamento: «Lo scopo a cui mira codesta Società è così santo da meritare la considerazione universale ed io fo voto perché l’esempio generoso sia presto imitato nelle città consorelle della Penisola».
Convinto, da buon pratese, che ciò che non costa non ha valore agli occhi di chi acquista, Bruni impose agli associati alla biblioteca circolante una piccola tassa di 30 o 40 centesimi al mese per poter accedere al prestito dei volumi: la cosa, forse, fece sì che, a fronte di un impetuoso dilagare in tutta Italia dell’idea di Bruni, la sua creatura pratese, anche se premiata a Parigi nel 1867, ebbe in fondo una vita abbastanza stentata, non sorprendente in una città in cui la tipografia non era apparsa prima della fine del XVIII secolo e in cui la lettura, o anche il semplice maneggio, dei libri sono stati così rarefatti e ostacolati da farvi nascere una biblioteca comunale solo pochi decenni fa, probabilmente ultima, in ordine di tempo, di tutto l’Occidente. Adesso, si spera sia un’altra storia.
Oltre che nel tenace apostolato in favore della cultura popolare, Antonio Bruni spese la sua breve esistenza in una brillante carriera di insegnante e dirigente scolastico.
Si spense a Campobasso il 19 novembre 1891.

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